Aprile 20, 2024
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Adrenalinica...mente!

Alice di NoAlTC: “La moto non è roba da donne? Sbagliato!”

Hai mai sentito qualcuno dire che correre in moto non è “roba da donne”?

Beh, niente di più sbagliato: parola della “nostra” Alice Sabatini, pilota di punta del team NoAlTC Road Racing Team, che quest’anno gareggerà sulla Suzuki 600 che condivide con il compagno Yuri Storniolo.

La “Treccia più veloce del CIVS” (il CIVS, per chi non avesse dimestichezza con l’argomento, è il Campionato Italiano Velocità in Salita), che nella vita di tutti i giorni si occupa della cura e gestione di animali e ha avviato il primo servizio di “Taxi Dog” della Valdarno, è pronta a salire in sella per dimostrare che le donne hanno tantissimo da dare in pista e poco da invidiare ai colleghi uomini.

In attesa di vederla correre nelle prime gare ufficiali, ecco che cosa ci ha raccontato della sua passione e sul suo rapporto con un mondo, quello dei motori, che qualcuno purtroppo concepisce ancora esclusivamente al maschile. 

Quando hai capito che i motori erano la tua passione?

Fin da piccola chiedevo di poter salire in sella. Da ragazzina mi accontentavo di fare la zavorrina, ma poi la voglia di essere io al comando del mezzo era troppa e appena ho potuto sono andata in pista.

Oltre allo sport, quali sono le altre tue grandi passioni?

La natura e gli animali. Ho fatto di queste due grandi passioni un mestiere che mi permette di essere sempre a contatto con loro e sempre all’aperto in qualsiasi condizioni climatica.

Qual è il tuo punto forte o la tua “mossa segreta”, quando corri?

Credo possa essere il fatto di pretendere molto da me stessa. Non mi accontento facilmente.

Quanto tempo ti alleni per gareggiare, settimanalmente?

Non molto purtroppo. Fisicamente cerco di fare attività tutti i giorni, e con il mio lavoro è facile fare movimento. Ma l’allenamento in moto è difficile sia per la lontananza dalla pista che per tutti gli impegni quotidiani tra casa, lavoro e famiglia.

Essere l’unica donna in un team tutto al maschile ti ha mai causato difficoltà, o al contrario è stato di stimolo per dare il meglio?

Essere l’unica donna mi ha sempre dato uno stimolo in più. Da quando sono nel Team NoAltc mi sento particolarmente uguale agli altri e anzi, spesso anche molto coccolata proprio perché unica ragazza e anche la più giovane fra tutti quanti. Quindi provo anche un senso di protezione da parte di tutti i ragazzi… e anzi approfitto dell’occasione per dire loro che gli voglio un gran bene!

Quanto è importante per te questa esperienza sportiva?

Non avendo mai avuto problemi a confrontarmi con gli uomini, ho sempre pensato di poter fare da apripista a ragazze un po’ più “timide”, in modo da dimostrare loro che tutto si può fare. Basta volerlo. Non si può e non si deve dare ascolto alle malelingue…

A livello più ampio, essere una delle poche pilote donne ti ha mai dato problemi?

In linea di massima no, non ho incontrato molte resistenze… però ricordo alcuni episodi in cui non ero ben voluta all’interno del paddock. Alcuni “piloti”, uomini di 30-40 anni, non accettavano il fatto che una ragazzina di 21-22 anni, pressoché alle prime armi, li mettesse dietro. E allora se potevano fare qualche dispetto, lo facevano senza troppi riguardi. Ma io ho sempre pensato a fare il mio e mai a mettermi in stupide competizioni.

Trovi che le cose stiano cambiando, a livello di presenza femminile nel mondo dei motori?

Sì, credo che qualcosa piano piano stia cambiando. Quando sono partita io era veramente difficile vedere ragazze intorno a me. Adesso questo mondo si sta probabilmente aprendo mentalmente ad accettare il fatto che noi donne non abbiamo niente da invidiare ai maschi e che anzi, spesso e volentieri possiamo anche competere.

Hai qualcosa da dire alle ragazze che si vorrebbero cimentare come te in pista?

Mi piacerebbe invitare tutto il sesso femminile a non farsi problemi nel praticare e svolgere mansioni etichettate come “maschili”, perché in realtà non lo sono. Posso capire che ci siano cose in cui fisicamente è indiscutibile la prestazione di un uomo rispetto a quella di una donna. Ma se una cosa piace, è giusto che la si provi. A prescindere da quelli che possono essere i risultati. Ti piace correre in moto e tutti ti dicono che non è roba da donne? Ma dove sta scritto? Bisogna letteralmente fregarsene e trasformare questa discriminazione in motivazione. Non per dimostrare per forza qualcosa, ma per sentirsi liberi di poter scegliere di fare quello che si desidera.

Cosa pensi che potrebbe fare la differenza, per dare visibilità alle pilote di moto?

Beh, è un po’ come il calcio, dovrebbero spostare i riflettori su altre realtà. Lo sport non ha sesso, è di tutti.

Hai una pilota che è per te un punto di riferimento o un modello da seguire?

Sì, ho sempre ammirato Sandra Stammova.

Hai un momento della tua carriera da pilota di cui sei particolarmente orgogliosa?

Ci sono vari momenti in cui sono stata molto orgogliosa delle mie prestazioni. Era il 2014-2015, anni in cui non avevo tanti pensieri e stavo vivendo un periodo in cui potevo permettermi di correre abbastanza spesso in pista. Prima di allora non avevo avuto molte occasioni, ed è per questo che sono rimasta sorpresa del fatto che con qualche weekend vissuto più intensamente in sella, sono riuscita a buttare giù manciate di secondi in una pista neanche troppo facile: il Mugello. In un fine settimana, quindi in soli due giorni, sono partita da un tempo di 2.20 fino a raggiungere il mio miglior tempo di 2.07.01 con un CBR 600.

A marzo del 2015 ho partecipato alla mia prima gara nel campionato amatori classe 600. Ero l’unica donna in griglia di partenza, ed ero molto promettente. Metà dei ragazzi/uomini partivano dietro di me. L’altra metà ero ben decisa a raggiungerli e passarli. Peccato che in una bagarre alle Biondetti, ho avuto la peggio e sono caduta, con immediato ricovero in ospedale. Il mese dopo ho scoperto che ero pure incinta di quasi 3 mesi. Da quel momento ho subito qualche pressione negativa. C’era chi mi diceva che non avrei più potuto fare le stesse cose, chi voleva farmi credere che con il bambino sarebbe stato impossibile raggiungere risultati di un certo tipo. Chi addirittura scommetteva che non avrei più corso.

Io invece ho sempre sostenuto che si trattava solo di una bellissima pausa, e che sarei ripartita da dove mi sono fermata, senza nessun tipo di problema. Sono molto orgogliosa di averci creduto nonostante tutto e tutti, perché infatti a pochi mesi dal parto ero già in sella. A poco più di un anno di età di mio figlio, sono arrivata seconda nella categoria Pit Bike nel CIVS. A distanza di sei anni, sono stata la prima donna nella storia del CIVS a salire sul podio nella categoria 600 Open – categoria oltretutto particolarmente difficile e come al solito, unica donna a lottare contro piloti maschi, tra i più esperti e più forti di tutto il campionato.